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LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
REVOCAZIONE DELLE DONAZIONI

I

La revocabilità delle donazioni dirette o indirette

In poche disposizioni nell’ultimissima parte del libro delle successioni, il codice civile tratta del tema della revocazione delle donazioni (articoli 800-809).

Le donazioni sono quindi revocabili, sia pure soltanto nelle due ipotesi previste di successiva ingratitudine del donatario e di sopravvenienza di figli al domante, a differenza del testamento in cui la revocabilità è assolutamente libera.

La donazione è, inoltre, un contratto e naturalmente ne è sempre ammissibile la revoca con atto pubblico davanti al notaio fatta consensualmente dalle parti (che può far emergere simulazioni contrattuali precedenti) ovvero, nel caso di accettazione con atto pubblico posteriore alla donazione, finché la donazione non è perfetta, in cui tanto il donante quanto il donatario possono revocare la loro dichiarazione, appunto, prima dell’accettazione.

Ed è per questa ampia possibile revocabilità che i diritti attribuiti per donazione soffrono di quella particolare instabilità che tanto nuoce alla certezza dei traffici giuridici e che rende la donazione un istituto di scarsa appetibilità.

Oltre alla revoca consensuale la legge, come si è detto, consente la revocazione unilaterale soltanto “per ingratitudine” e “per sopravvenienza di figli” (art. 800 c.c.) e la pacifica applicabilità di questo principio ex art. 809 c.c. anche alle donazioni indirette (come affermato già in passato da Cass. civ. Sez. II, 25 febbraio 1987, n. 2003 e ribadito più recentemente da Cass. civ. Sez. II, 5 maggio 2000, n. 5664) non rende stabili neanche le attribuzioni liberali effettuate legittimamente al di fuori dello schema tipico della donazione.

Il regime di instabilità normativo delle donazioni è pertanto un dato di fatto dal quale difficilmente si può sfuggire.

L’unica eccezione alla regola ferrea della revocabilità unilaterale solo per ingratitudine o sopravvenienza di figli è costituita dalle donazioni remuneratorie o da quelle obnuziali, cioè quelle liberalità – formali o anche d’uso - fatte in riguardo di un determinato matrimonio, che non possono essere mai revocate (art. 805 c.c.). In entrambi i casi il particolare motivo che ha indotto il donante al compimento della liberalità, il sentimento di riconoscenza o il benessere arrecato ad una nuova famiglia al momento del matrimonio, rendono giustificata la irrevocabilità; in altre parole, in questi casi, le ragioni che hanno spinto il donante a compiere la liberalità, prevalgono sulle cause di revocazione.

La regola in questione è stata confermata in passato molto efficacemente da Cass. civ. Sez. II, 29 novembre 1983, n. 7170 secondo cui l'attribuzione patrimoniale, per speciale apprezzamento di servizi in precedenza ricevuti, che venga effettuata in base ad una spontanea determinazione del disponente, nella consapevolezza di non esservi tenuto né per legge, né per obbligo naturale o costume sociale, esula dall'atto di pagamento correlato ad un negozio oneroso, o comunque inserito in un negozio mixtum cum donatione, difettando il presupposto del riferimento dell'attribuzione stessa, in tutto od in parte, all'adempimento di un obbligo del tipo indicato, e configura una donazione da qualificarsi come rimuneratoria, alla stregua dell'indicato fine perseguito dal donante e, pertanto, una donazione non suscettibile di revoca per ingratitudine (art. 770 ed 805 c. c.); tale principio non resta escluso dalla sproporzione del valore del donatum rispetto ai servizi resi dal donatario, ovvero dalla sensibile incidenza del donatum sul patrimonio del donante, trattandosi di circostanze di per sé evidenzianti la causa gratuita dell'attribuzione, e compatibili con l'intento rimuneratorio, né dall'eventuale apposizione di un onere o modus a carico del donatario, tenendo conto che questo non altera la natura del negozio cui accede, ove spieghi una funzione di mero limite della liberalità, senza trasformarla in un corrispettivo di prestazione ricevuta.

Poiché la donazione remuneratoria è quella “fatta per riconoscenza o in considerazione dei meriti del donatario o per speciale remunerazione” (art. 770 c.c.) non sono, naturalmente, neanche revocabili le liberalità che il codice qualifica “non soggette a collazione” (art. 742 c.c.) e cioè quelle che hanno una finalità di mantenimento e di educazione, di cura di una malattia, le spese ordinarie sostenute per l’abbigliamento o perle nozze, le spese per l'istruzione artistica o professionale.

Gianfranco Dosi
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Lessico di diritto di famiglia