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LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
INTERPOSIZIONE FITTIZIA

I

L’interposizione fittizia

L’interposizione fittizia è un accordo simulato (simulazione relativa soggettiva) – piuttosto diffuso nell’ambito delle compravendite immobiliari – in cui un soggetto (interposto, prestanome) risulta intestatario della proprietà, pur avendone un altro soggetto (interponente) pagato il prezzo ed essendone per accordo tra le parti l’effettivo proprietario. Le parti sanno e vogliono che l’interponente è il vero proprietario e si determinano a realizzare questo accordo in un contesto fiduciario specifico che è in genere quello esistente tra due persone che si vogliono bene (fidanzati, coniugi, conviventi, parenti, familiari).

Così se il marito (in separazione dei beni) o il convivente, intende acquistare una proprietà ma non desidera renderne visibile la titolarità, per motivi fiscali o non vuole rischiare un’esecuzione immobiliare, potrà corrisponderne in tutto o in parte il prezzo ma chiederà alla moglie o alla propria convivente di intestarsi simulatamente l’intera proprietà o parte di essa. L’intestatario sarà, insomma, titolare solo apparente.

Nell’interposizione fittizia si ha quindi una simulazione soggettiva e l’interposto (per esempio la moglie prestanome) risulta intestatario, mentre gli effetti del negozio si producono soltanto a favore dell’interponente (per esempio il marito acquirente) (Cass. civ. Sez. II, 12 ottobre 2018, n. 25578; Cass. civ. Sez. I, 10 aprile 2013, n. 8682; Cass. civ. Sez. III, 14 marzo 2006, n. 5457; Cass, civ. Sez. II, 21 ottobre 1994 n. 8616). Il che è del tutto coerente con quanto previsto nel primo comma dell’art 1414 c.c. secondo cui “Il contratto simulato non produce effetto tra le parti”.

Diverso è, naturalmente, il fenomeno dell’interposizione reale – che non ha niente a che fare con la simulazione - in cui il trasferimento della proprietà al soggetto interposto è reale e si accompagna all’assunzione di impegni di ritrasferimento [1].

Su tutti questi aspetti vi è piena convergenza anche nella giurisprudenza di merito (Trib. Taranto Sez. III, 4 settembre 2015; Trib. Palermo Sez. II, 23 giugno 2015; Trib. Prato Sez. Unica, 27 marzo 2015; Tribunale Cassino, 29 marzo 2011; Tribunale Roma Sez. X, 21 febbraio 2011; Tribunale Genova Sez. I, 29 giugno 2010).

Il principio generale applicato costantemente in giurisprudenza è il seguente: l'azione di simulazione del contratto per interposizione fittizia di persona e quella diretta all'accertamento dell'interposizione reale sono fondate su situazioni di fatto del tutto distinte, hanno finalità e presupposti diversi, petitum e causa petendi difformi, tema di indagine e di decisione distinti. Infatti, nella prima si ha una simulazione soggettiva e l'interposto (nella specie, in una compravendita di bene immobile) figura soltanto come acquirente, mentre gli effetti del negozio (trasferimento della proprietà) si producono a favore dell'interponente; nella seconda, invece, non esiste simulazione, in quanto l'interposto, d'accordo con l'interponente, contratta con il terzo in nome proprio ed acquista effettivamente i diritti nascenti dal contratto, salvo l'obbligo, derivante dai rapporti interni, di ritrasferire i diritti, in tal modo acquistati, all'interponente.


[1] Cfr voce Interposizione reale, voce Contratti fiduciari

Gianfranco Dosi
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