Accedi
LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
ATTUAZIONE DEI PROVVEDIMENTI E COERCIZIONE INDIRETTA NEL DIRITTO DI FAMIGLIA

I

Le norme che presiedono all’attuazione dei provvedimenti nell’ambito del diritto di famiglia

L’attuazione non è altro che l’esecuzione di un provvedimento o di un’obbligazione. I due termini sono sinonimi e si riferiscono sia allo spontaneo adempimento del provvedimento o dell’obbligazione, sia alla sua esecuzione coattiva. Il libro III del codice di pro­cedura civile (sul processo di esecuzione) detta le modalità procedimentali con cui l’ordinamento garantisce che i provvedimenti o le obbligazioni non spontaneamente eseguite possano avere la loro attuazione.

Tradizionalmente l’attuazione coattiva, cioè l’esecuzione forzata dei provvedimenti inadempiuti, è sempre stato appannaggio di un giudice diverso da quello del merito. Giudice del merito e giudice dell’esecuzione sono sempre stati in passato giudici diversi.

Questa diversità si è andata storicamente annullando nel diritto di famiglia dove, in ambito non patrimoniale, vige ormai un prin­cipio di sostanziale unificazione delle funzioni in quanto il giudice del merito è ormai diventato tendenzialmente anche il giudice dell’esecuzione dei provvedimenti. Si pensi all’art. 6, comma 10, della legge sul divorzio, nel testo riformato nel 1987 (“All’attuazione dei provvedimenti relativi all’affidamento della prole provvede il giudice del merito”). E si pensi all’art. 709 ter c.p.c. (“Per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della potestà genitoriale e della modalità di affidamento è competente il giudice del procedimento in corso”).

Nel diritto di famiglia molti ambiti sono caratterizzati dalla patrimonialità (si pensi alle obbligazioni di natura alimentare) – po­tendosi quindi far fronte all’inadempimento con le consuete norme sull’espropriazione presso il debitore o presso il terzo – ma numerose sono le obbligazioni (di fare e di non fare) che hanno spesso poche possibilità di essere eseguite con i consueti stru­menti del processo esecutivo. La conflittualità e l’inadempimento in materia di affidamento di un minore non possono certo essere ragionevolmente risolte con l’ufficiale giudiziario.

Il primo problema che quindi l’ordinamento giuridico è chiamato a risolvere nell’ambito del diritto di famiglia è stato quello di individuare gli strumenti giuridici da mettere a disposizione del creditore dell’obbligazione (diversa dal pagamento di somme di denaro) per consentire l’attuazione delle obbligazioni e dei provvedimenti non spontaneamente attuati.

Il problema non si esaurisce nell’individuare soltanto le norme da utilizzare, ma anche quello di regolamentare le competenze giudiziarie, considerato che una norma per funzionare deve anche individuare con precisione il giudice che possa plausibilmente applicarle.

Sul versante delle norme il diritto di famiglia – superata ormai del tutto la fase storica della utilizzazione degli strumenti dell’e­secuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare - si è oggi decisamente orientato soprattutto verso nuovi strumenti come la coercizione indiretta, di cui è espressione generale oggi nel codice di procedura civile l’art. 614-bis (Misure di coercizione indi­retta) inserito nel codice nel 2009 e riformulato nel 2015, e verso lo strumento specifico dell’art. 709-ter c.p.c. (Soluzione delle controversie e provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni) inserito nel codice con la legge n. 54 del 2006 sull’affidamento condiviso, specificamente previsto per la soluzione dei contrasti sulla responsabilità genitoriale, che ha in sé la struttura insieme della attuazione diretta e della coercizione indiretta.

Il diritto di famiglia ha, quindi, anticipato con l’art. 709-ter c.p.c. l’utilizzazione dello strumento di coercizione indiretta generale inserito nel codice di procedura civile nel 2009.

Sul versante dell’individuazione del giudice cui attribuire le funzioni di attuazione l’ordinamento si è lasciato alle spalle la competenza tradizionale del giudice tutelare (e l’utilizzazione, quindi, dell’art. 337 del codice civile che gli affida un potere di vigilanza sui provvedimenti in materia di affidamento) ed ha attribuito ormai con chiarezza le competenze di attuazione allo stesso giudice del merito, come aveva testualmente imposto l’art. 6, comma 10, della legge sul divorzio, nel testo riformato nel 1987 (“All’attuazione dei provvedimenti relativi all’affidamento della prole provvede il giudice del merito”, disposizione non più presente nel codice in seguito alla novella unificatrice sulla filiazione del 2014). La competenza del giudice del merito è oggi prescritta in tutti i casi di contrasto genitoriale dall’art. 709-ter del codice di procedura civile che dichiara competente “il giudice del procedi­mento in corso” o, quando non è in corso alcuna causa,“ il tribunale del luogo di residenza del minore”.

Gianfranco Dosi
1
7
Lessico di diritto di famiglia