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LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
ASSEGNO A CARICO DELL'EREDITA'

I

Quale è la funzione dell’assegno a carico dell’eredità?

Benché, come si avrà modo di vedere, la giurisprudenza sia orientata per escludere, in sede di teoria generale, che l’assegno a carico dell’eredità ex art. 9-bis delle legge sul divorzio (cosiddetto assegno successorio) costituisca una sorta di prolungamento, dopo la morte dell’obbligato, del diritto all’assegno divorzile, non c’è dubbio che la norma in questione dà attuazione al regime solidaristico primario del matrimonio. Si tratta di una situazione giuridica che non può essere letta diversamente dal momento che la cessazione del vincolo matrimoniale inibisce diritti successori o alimentari.

E proprio anzi la perdita dei diritti successori conseguente al divorzio induce a considerare questo anomalo beneficio di tipo successorio una compensazione ragionevole della perdita dei diritti legali ereditari. Perdita di diritti successori che la giurisprudenza non ha ritenuto incostituzionale (Cass. civ. Sez. I, 25 febbraio 2004, n. 3747).

Il problema sociale di come garantire i mezzi di sussistenza all’ex coniuge beneficiario del diritto al mantenimento divorzile in caso di morte dell’obbligato si pose con forza dopo l’introduzione del divorzio. Era evidente che non si poteva lasciare in balìa di se stesso chi aveva avuto il riconoscimento di un assegno divorzile e pertanto il legislatore apprestò un sistema di tutela per così dire indiretta con la legge 1° agosto 1978, n. 436, la prima delle due riforme del sistema normativo divorzile con la quale venne anche assicurato all’ex coniuge il diritto alla conservazione dell’assistenza sanitaria e il diritto alla pensione di reversibilità (la seconda riforma intervenne con la legge 6 marzo 1987, n. 74).

Appunto con l’art. 3 della legge 1° agosto 1978, n. 436 fu inserito nella legge sul divorzio l’art. 9-bis in base al quale “1. A colui al quale è stato riconosciuto il diritto alla corresponsione periodica di somme di denaro a norma dell’art. 5, qualora versi in stato di bisogno, il tribunale, dopo il decesso dell’obbligato, può attribuire un assegno periodico a carico dell’eredità tenendo conto dell’importo di quelle somme, della entità del bisogno, dell’eventuale pensione di reversibilità, delle sostanze ereditarie, del numero e della qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche. L’assegno non spetta se gli obblighi patrimoniali previsti dall’art. 5 sono stati soddisfatti in unica soluzione. 2. Su accordo delle parti la corresponsione dell’assegno può avvenire in unica soluzione. Il diritto all’assegno si estingue se il beneficiario passa a nuove nozze o viene meno il suo stato di bisogno. Qualora risorga lo stato di bisogno l’assegno può essere nuovamente attribuito”.

Sono naturalmente molti i profili problematici che questa disposizione presenta, a cominciare dal fatto che non essendovi alcun rapporto giuridico spesso tra gli eredi del defunto (per esempio i figli di secondo matrimonio) e l’ex coniuge titolare di assegno, appare singolare che possa essere posto a carico di tali eredi una prestazione a favore di persona che potrebbe essere sostanzialmente estranea. Tuttavia nell’intenzione del legislatore sono evidentemente prevalse esigenze di solidarietà collegate al regime primario che altrimenti potrebbero non trovare soddisfazione. Sono d’altra parte molteplici le forme di sostegno analoghe previste nella legge sul divorzio (pensione di reversibilità, quota di trattamento di fine rapporto).

L’assegno successorio è un assegno periodico che, dopo la morte dell’obbligato, può essere posto a carico degli eredi (legittimi o testamentari) dal tribunale a favore dell’ex coniuge titolare di assegno divorzile non passato a nove nozze, tutte le volte in cui egli si trovi in una situazione di stato di bisogno e sempre che in sede divorzile gli obblighi di mantenimento non siano stati soddisfatti in un’unica soluzione. Un vero e proprio assegno successorio (secondo parte della dottrina si tratterebbe di un legato ex lege) fondato su una esigenza alimentare il cui diritto è, quindi, indisponibile e imprescrittibile e potrebbe essere azionato anche a distanza di tempo dall’apertura della successione allorché se ne verifichino i presupposti.

Naturalmente poiché l’obbligazione di mantenimento ha natura personale è evidente che non si tratta di una successione nell’obbligazione di mantenimento divorzile o di una sua trasformazione (Cass. civ. Sez. I, 27 novembre 1996, n. 10557; Cass. civ. Sez. I, 14 novembre 1981, n. 6045) ma di una obbligazione autonoma degli eredi in connessione con un diritto sull’eredità riconosciuto per motivi si solidarietà familiare all’ex coniuge titolare di assegno divorzile.

(Dir. Famiglia, 1982, 815)

Con questa possibilità di attribuire all’ex coniuge un assegno alimentare a carico dell’eredità (ma anche una quota delle pensione di reversibilità) non si è attuato alcun trasferimento sul coniuge superstite o sugli eredi del defunto dell’obbligo che fosse stato imposto al de cuius di corrispondere l’assegno di divorzio all’ex coniuge, ma si sono costituiti a favore di questo dei nuovi ed autonomi diritti, nascente dalla cessazione e dall’estinzione del diritto, di carattere prettamente personale, all’assegno di divorzio, sulla base di presupposti e di condizioni non coincidenti con quelli che giustificavano quest’ultimo (Cass. civ. sez.I, 8 maggio 1982, n. 2858).

Una situazione singolare, come si è sopra detto, dal momento che nessun diritto di natura alimentare o successorio può più vantare l’ex coniuge dopo il divorzio. E’ stata perciò necessaria l’introduzione di una norma ad hoc la cui funzione è quindi quella di garantire il regime solidaristico sorto con il matrimonio tutte le volte in cui non vi sia la possibilità di sostenere altrimenti la condizione di bisogno in cui si viene a trovare un ex coniuge.

Anche in giurisprudenza è stata ribadita la pacifica natura solidaristica familiare dell’assegno successorio (Cass. civ. Sez. I, 27 gennaio 2012, n. 1253) affermandosi che l’entità del bisogno dell’ex coniuge beneficiario deve essere valutata non già con riferimento alle norme dettate da leggi speciali per finalità di ordine generale di sostegno dell’indigenza - le quali sono prive di ogni collegamento con ragioni di solidarietà familiare, che costituiscono, invece, il fondamento della norma in esame -, bensì in relazione al contesto socio-economico del richiedente e del “de cuius”, in analogia a quanto previsto dall’art. 438 c.c. in materia di alimenti.

Benché, come si avrà modo di vedere, la giurisprudenza sia orientata per escludere, in sede di teoria generale, che l’assegno a carico dell’eredità ex art. 9-bis delle legge sul divorzio (cosiddetto assegno successorio) costituisca una sorta di prolungamento, dopo la morte dell’obbligato, del diritto all’assegno divorzile, non c’è dubbio che la norma in questione dà attuazione al regime solidaristico primario del matrimonio. Si tratta di una situazione giuridica che non può essere letta diversamente dal momento che la cessazione del vincolo matrimoniale inibisce diritti successori o alimentari.

E proprio anzi la perdita dei diritti successori conseguente al divorzio induce a considerare questo anomalo beneficio di tipo successorio una compensazione ragionevole della perdita dei diritti legali ereditari. Perdita di diritti successori che la giurisprudenza non ha ritenuto incostituzionale (Cass. civ. Sez. I, 25 febbraio 2004, n. 3747).

Il problema sociale di come garantire i mezzi di sussistenza all’ex coniuge beneficiario del diritto al mantenimento divorzile in caso di morte dell’obbligato si pose con forza dopo l’introduzione del divorzio. Era evidente che non si poteva lasciare in balìa di se stesso chi aveva avuto il riconoscimento di un assegno divorzile e pertanto il legislatore apprestò un sistema di tutela per così dire indiretta con la legge 1° agosto 1978, n. 436, la prima delle due riforme del sistema normativo divorzile con la quale venne anche assicurato all’ex coniuge il diritto alla conservazione dell’assistenza sanitaria e il diritto alla pensione di reversibilità (la seconda riforma intervenne con la legge 6 marzo 1987, n. 74).

Appunto con l’art. 3 della legge 1° agosto 1978, n. 436 fu inserito nella legge sul divorzio l’art. 9-bis in base al quale “1. A colui al quale è stato riconosciuto il diritto alla corresponsione periodica di somme di denaro a norma dell’art. 5, qualora versi in stato di bisogno, il tribunale, dopo il decesso dell’obbligato, può attribuire un assegno periodico a carico dell’eredità tenendo conto dell’importo di quelle somme, della entità del bisogno, dell’eventuale pensione di reversibilità, delle sostanze ereditarie, del numero e della qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche. L’assegno non spetta se gli obblighi patrimoniali previsti dall’art. 5 sono stati soddisfatti in unica soluzione. 2. Su accordo delle parti la corresponsione dell’assegno può avvenire in unica soluzione. Il diritto all’assegno si estingue se il beneficiario passa a nuove nozze o viene meno il suo stato di bisogno. Qualora risorga lo stato di bisogno l’assegno può essere nuovamente attribuito”.

Sono naturalmente molti i profili problematici che questa disposizione presenta, a cominciare dal fatto che non essendovi alcun rapporto giuridico spesso tra gli eredi del defunto (per esempio i figli di secondo matrimonio) e l’ex coniuge titolare di assegno, appare singolare che possa essere posto a carico di tali eredi una prestazione a favore di persona che potrebbe essere sostanzialmente estranea. Tuttavia nell’intenzione del legislatore sono evidentemente prevalse esigenze di solidarietà collegate al regime primario che altrimenti potrebbero non trovare soddisfazione. Sono d’altra parte molteplici le forme di sostegno analoghe previste nella legge sul divorzio (pensione di reversibilità, quota di trattamento di fine rapporto).

L’assegno successorio è un assegno periodico che, dopo la morte dell’obbligato, può essere posto a carico degli eredi (legittimi o testamentari) dal tribunale a favore dell’ex coniuge titolare di assegno divorzile non passato a nove nozze, tutte le volte in cui egli si trovi in una situazione di stato di bisogno e sempre che in sede divorzile gli obblighi di mantenimento non siano stati soddisfatti in un’unica soluzione. Un vero e proprio assegno successorio (secondo parte della dottrina si tratterebbe di un legato ex lege) fondato su una esigenza alimentare il cui diritto è, quindi, indisponibile e imprescrittibile e potrebbe essere azionato anche a distanza di tempo dall’apertura della successione allorché se ne verifichino i presupposti.

Naturalmente poiché l’obbligazione di mantenimento ha natura personale è evidente che non si tratta di una successione nell’obbligazione di mantenimento divorzile o di una sua trasformazione (Cass. civ. Sez. I, 27 novembre 1996, n. 10557; Cass. civ. Sez. I, 14 novembre 1981, n. 6045) ma di una obbligazione autonoma degli eredi in connessione con un diritto sull’eredità riconosciuto per motivi si solidarietà familiare all’ex coniuge titolare di assegno divorzile.

(Dir. Famiglia, 1982, 815)

Con questa possibilità di attribuire all’ex coniuge un assegno alimentare a carico dell’eredità (ma anche una quota delle pensione di reversibilità) non si è attuato alcun trasferimento sul coniuge superstite o sugli eredi del defunto dell’obbligo che fosse stato imposto al de cuius di corrispondere l’assegno di divorzio all’ex coniuge, ma si sono costituiti a favore di questo dei nuovi ed autonomi diritti, nascente dalla cessazione e dall’estinzione del diritto, di carattere prettamente personale, all’assegno di divorzio, sulla base di presupposti e di condizioni non coincidenti con quelli che giustificavano quest’ultimo (Cass. civ. sez.I, 8 maggio 1982, n. 2858).

Una situazione singolare, come si è sopra detto, dal momento che nessun diritto di natura alimentare o successorio può più vantare l’ex coniuge dopo il divorzio. E’ stata perciò necessaria l’introduzione di una norma ad hoc la cui funzione è quindi quella di garantire il regime solidaristico sorto con il matrimonio tutte le volte in cui non vi sia la possibilità di sostenere altrimenti la condizione di bisogno in cui si viene a trovare un ex coniuge.

Anche in giurisprudenza è stata ribadita la pacifica natura solidaristica familiare dell’assegno successorio (Cass. civ. Sez. I, 27 gennaio 2012, n. 1253) affermandosi che l’entità del bisogno dell’ex coniuge beneficiario deve essere valutata non già con riferimento alle norme dettate da leggi speciali per finalità di ordine generale di sostegno dell’indigenza - le quali sono prive di ogni collegamento con ragioni di solidarietà familiare, che costituiscono, invece, il fondamento della norma in esame -, bensì in relazione al contesto socio-economico del richiedente e del “de cuius”, in analogia a quanto previsto dall’art. 438 c.c. in materia di alimenti.

Gianfranco Dosi
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